Che l’Italia sia uno dei Paesi più belli al mondo è un dato di fatto. In quanto a cultura, architettura, arte, storia, paesaggio e natura non siamo secondi a nessuno.

Lo dice anche la classifica annuale delle 100 città più visitate al mondo presentata da Euromonitor al World Travel Market di Londra. Sono quattro le città italiane che rientrano in questa classifica.

  • Roma al 12esimo posto con 9,4 milioni di arrivi
  • Milano al 27esimo posto con 6,8 milioni
  • Venezia 38esima con 5,2 milioni
  • Firenze 44esima con 4,9 milioni. (…)

Il numero di arrivi internazionali in Italia è in continua crescita e questo è un fatto positivo. Secondo Euromonitor le nostre presenze nazionali supereranno i 60 milioni nel 2022.

“Ma c’è un ma”, come si usa dire spesso. Siamo fuori dalla top ten.

Per carità non è mica un obbligo primeggiare. Quello che invece è obbligatorio è riflettere su come sviluppare ancora di più uno dei settori strategici più importanti per la nostra economia. Su come valorizzare le risorse attrattive inestimabili e ineguagliabili del nostro Paese.

LA CLASSIFICA:
1. Hong Kong, 26.5  milioni visitatori
2. Bangkok, 21.2 milioni
3. London, 19.2 milioni
4. Singapore, 16.6 milioni
5. Macau, 15.4 milioni
6. Dubai, 14.9 milioni
7. Paris, 14.4 milioni
8. New York, 12.7 milioni
9. Shenzhen, 12.6 milioni
10. Kuala Lumpur, 12.3 milioni

Viene da dire che “il bello non basta” per vincere. E a pensarci bene è proprio così.

Secondo Wouter Geerts di Euromonitor International il successo dipende anche da altri fattori come le “infrastrutture, appeal economico, nuove tecnologie e sicurezza”. In una sola parola: investimenti.

In questo settore – per esempio – è fondamentale intercettare le ingenti somme che l’UE ha messo a disposizione nell’ambito dei programmi comunitari, promuovere la formazione qualificata, incentivare chi investe, ridurre la burocrazia, aumentare la ricettività.

Insomma, dobbiamo “battere il ferro finché è caldo” perché ne vale la pena.

Poi, sia chiaro, lo sviluppo del mercato turistico interno dipenderà anche da variabili indipendenti da noi come la sicurezza internazionale, l’andamento dell’economia globale, gli investimenti degli altri paesi.

Ma intanto “facciamo il nostro”. Ci converrà.

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