scimpanze-pensierosoZygmunt Bauman ci ha lasciato all’età di 91 anni ma le sue idee e i suoi studi resisteranno per molto tempo perché rappresentano un imponente contributo allo sviluppo delle scienze sociali, della filosofia, del pensiero generalmente inteso.

La sua scomparsa mi ha fatto tornare in mente un fatto antipatico che mi è successo, a più riprese, durante l’attività politica (…) degli anni passati. Mi riferisco alla connotazione riduttiva (se non addirittura dispregiativa) attribuita al termine “sociologia” da parte di molti politici, o presunti tali. Questo è avvenuto, come dicevo, più volte con l’intento di screditare un ragionamento proposto etichettandolo come astratto, filosofico, distante dalla realtà, non risolutivo.

In altre occasioni molti hanno abusato del termine “sociologismo” con lo stesso obiettivo di cui sopra: bollare un’idea con il marchio di “pippa mentale”.

Mi è accaduto molte volte. Se attacchi l’avversario è politica, se ti interroghi sulle ragioni dell’altro è sociologia. Se potenzi il servizio di raccolta rifiuti è politica, se chiedi di investire sull’educazione ambientale dei ragazzi è filosofia. Per non parlare poi di quando tenti invano di spiegare che l’urbanistica è quella cosa che dovrebbe preoccuparsi di realizzare le condizioni più favorevoli alla vita delle persone. Apriti cielo! Sono solo alcuni esempi; potrei continuare ma ci siamo capiti.

Eppure, per esperienza, rilevo che mentre la sociologia, da un secolo, cerca di generare le proprie teorie a partire dai risultati della ricerca empirica, la politica rischia di scivolare nel baratro del pensiero infondato e di convenienza. Valorizza dati se supportano le proprie convinzioni, cerca di screditarli se risultano scomodi. Cita fonti se conviene, le ignora o le minimizza se danneggiano elettoralmente.

Credo sia un approccio pericoloso perché riduce una scienza nobile come la politica a puro scontro dialettico tra le parti e mera competizione, distraendola dal compito che le spetta: avere un’idea della società, organizzarla su basi democratiche e solidali, creare sviluppo e benessere, garantire ed estendere diritti. Ma non si può costruire nulla se alla base non vi è l’analisi della realtà. Nulla. Si può solo “mettere qualche toppa” qua e là.

Diceva Gesualdo Bufalino: “Sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori”. Ecco, credo che la politica debba recuperare la capacità e la voglia di guardarsi attorno anziché rincorrere il pallone del successo. Politicisti!

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