cultura popolareL’associazionismo e l’impresa culturale sono un bene prezioso per la nostra città perché aiutano a far crescere la comunità e rappresentano, al tempo stesso, un’occasione di sviluppo economico e professionale. Sono molti, infatti, i nostri concittadini che lavorano nel settore delle arti, dello spettacolo e della promozione culturale.

Non a caso l’Europa ha stanziato circa 1000 miliardi con il programma Europa Creativa, ha attivato fondi di Garanzia, ha destinato 32 miliardi per la cultura italiana e turismo all’interno del programma Horizon 2020. Insomma, è matura la consapevolezza dell’importanza di promuovere lo sviluppo di questo settore, e lo sanno bene anche le aziende private che, secondo l’ultimo rapporto Unioncamere, hanno destinato nel 2014 (…) 150 milioni alle sponsorizzazioni del settore culturale.

I numeri non lasciano dubbi: le imprese culturali in Italia sono oltre 400 mila, generano un valore aggiunto di 80 miliardi pari al 5,7% dell’economia italiana (secondo l’UNESCO nel mondo la cultura produce il 3% del PIL), vi operano il 6% degli occupati nel nostro Paese.

Dunque la cultura va sostenuta perché il suo sviluppo reca vantaggio a tutta la comunità, sia in termini economici che sociali.

E a Latina? A Latina quel poco di buono che si potrebbe fare, senza bisogno di spendere troppo, ancora non è stato fatto. O sarebbe meglio dire che è stato fatto per metà.Mi riferisco a due questioni in particolare che non mi stancherò mai di riportare alla memoria del dibattito pubblico  cittadino.

  1. Nella scorsa consiliatura approvammo, nella commissione cultura, il regolamento e il bando per l’erogazione di contributi alle associazioni culturali e di promozione sociale di Latina. Tutto è pronto e depositato nelle mani del dirigente competente. È sufficiente che il Commissario stanzi alcune somme e pubblichi il bando stesso, ma ciò non sta accadendo. Chi ha a cuore la trasparenza e la giustizia – e sono certo che il Commissario Barbato sia molto sensibile a queste tematiche – deve dare un contributo in questa direzione, costruendo un meccanismo di sana partecipazione e competizione. Solo in questo modo si potrà rompere quel meccanismo perverso che costringe gli operatori culturali a chiedere contributi (a titolo di patrocinio) al governante di turno: di fatto a chiedere alla politica.
  2. Nello scorso mese di Febbraio il Comune pubblicò un bando per l’affidamento di immobili pubblici non utilizzati alle associazioni locali in cambio di un canone agevolato di affitto. Molte associazioni hanno partecipato e dal mese di Maggio 2015 sono in attesa che il Comune pubblichi la graduatoria dei vincitori. Nulla di ciò è accaduto e un altro diritto degli operatori della cultura e del sociale è stato leso. Anche qui mi appello al commissario affinché affronti, una volta per tutte, questa problematica.

Non pretendo che egli risolva in pochi mesi tutti i problemi che la politica non ha affrontato per anni. Dico il contrario. Con tutti i limiti che la classe dirigente amministrativa ha mostrato in questi anni, qualcosa nel campo della cultura si è mosso (mi riferisco ai due casi specifici citati nella nota). Gli iter procedurali di cui parlo debbono essere semplicemente finalizzati e conclusi ed auspico che chi, in questo momento, ha la responsabilità di governo se ne faccia carico nell’interesse generale.

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