il marchese s'è svegliatoTeoria e tecnica della rivoluzione domenicale. Un caso di studio.

L’amico mio Marchese una quindicina d’anni fa mi prendeva in giro perché frequentavo la Sinistra Giovanile. “A comunista ma come te va! Ma chi te lo fa fare! Ma viè con noi a ballà! Te sei infrocito co’ sta roba!”.

Io ho sempre cercato di non perdere tempo in vita mia e quindi, come si dice in questi casi, “facevo spallucce”. Un sorrisetto affettuoso, una pacca sulla spalla e finiva così: “dai, domani vengo con voi”. Non sono mai stato il tipo da ore di discussioni politiche al bar, e poi se uno mi dice che la pensa diversamente da me io…io “mollo facile”. Non è per presunzione ma al Marchese, all’epoca, gli mancava l’abc della conversazione civile e dunque, non era cosa.

Poi io ho “perso” anni ad impegnarmi prima nei DS e poi nel PD, a laurearmi e lavorare etc etc, e col Marchese ci siamo persi di vista. Nel frattempo lui votava Berlusca, dava la preferenza all’amico del padre che j’aveva trovato il lavoro, oppure non votava proprio. Ad essere sinceri si è sempre interessato di politica, da osservatore ma lo ha sempre fatto, gli va riconosciuto. Tranne il lunedì, ovviamente! Il Lunedì parlava solo di pallone.

Ci siamo ritrovati dopo oltre dieci anni e il problema non era più che ero di sinistra ma che ero poco di sinistra. Il Marchese s’era evoluto, si informava su internet (ovviamente durante l’orario di lavoro dal PC aziendale, perché il Marchese è ligio al dovere) e condivideva su Facebook i post di qualsiasi cosa gli sembrasse rivoluzionaria o alternativa: passava da Beppe Grillo a Casa Pound, da Cacciari ai No TAV, dai Forconi al Dalai Lama, da Sgarbi a Oscar Giannino. Inutile dire che nello scontro per le primarie tra Renzi e Bersani ha tifato per il rottamatore (ma non lo ammetterà mai).

Il Marchese s’era fatto i “cazzi sua” per 40 anni ma poi s’era evoluto, era divenuto un cavaliere del contropotere ed io, nel frattempo, un consigliere comunale, un grigio pezzo del Palazzo. Alle Comunali non m’ha votato ma è stato gentile a manifestarmi il proprio dispiacere in più di una occasione. Direte voi: il Marchese ha votato 5stelle, qualche lista civica, oppure non ha votato proprio. No, no. Il Marchese ha votato al consiglio sempre l’amico di suo padre (quello che j’ha trovato il lavoro, quello di 15 anni prima!) e poi a Giovanni una chance andava data. Si perché lui a Di Giorgi lo chiama per nome, mica cazzi!

Ci siamo persi di vista di nuovo ma conservando un buon rapporto formale che consisteva nel farci gli auguri al compleanno e nelle feste comandate oppure nel chiamarmi quando gli serviva qualcosa al Comune. Le telefonate finivano sempre con un Marchese in vena di complimenti. “Aoh stai sempre sul giornale eh! Je stai a fa vedé i sorci verdi a questi”, diceva.

Ieri il Marchese m’ha scritto in privato. Dice che l’ho deluso, che sono 20 anni che perdo tempo (parzialmente vero), che ho fatto male l’opposizione e che lui, a differenza mia, insieme ai cittadini per bene, taja l’erba ai prati pubblici. In due ore di attivismo il Marchese s’è autoassolto e s’è guadagnato il paradiso. Spera che i 5Stelle ci spazzino via tutti ma ci tiene a precisare che non c’è nulla di personale nel suo giudizio e che auspica un prosieguo della nostra amicizia.

Con estrema pazienza e gentilezza l’ho ringraziato per il pensiero e l’ho invitato a candidarsi alle prossime elezioni.

Il Marchese m’ha risposto così (copio e incollo): “Ci sto pensando…se l’amico di mio padre – quello che sai… quello del lavoro…hai capito – non si candida…ci faccio un pensierino. E tu? :-)”.  

Ha problemi con la punteggiatura il Marchese. E non solo.

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