sarubbo-41.jpgLettera a De Marchis sul tema dei rifiuti.

Caro Giorgio, ho letto con attenzione i tuoi ultimi interventi in merito alla questione della chiusura del ciclo dei rifiuti nella nostra provincia. Comincio con il dirti che capisco e condivido l’opportunità di chiedere al PD provinciale di assumere una posizione chiara e definitiva sul tema. Spero, anzi lavorerò, affinché questa venga prodotta al più presto così come mi adopererò per evitare democraticamente che alcune tue posizioni divengano la linea complessiva del partito.

Immagino siamo tutti concordi sull’obiettivo di superare il sistema delle discariche per lo smaltimento dei rifiuti. Come fare è evidente: incrementare al massimo la raccolta differenziata, (…) utilizzare gli impianti tecnologici di trattamento, selezione e compostaggio, bruciare il cdr prodotto negli inceneritori già esistenti nel Lazio e inviare nelle discariche di servizio solamente il minimo volume residuo.

Bene, quasi elementare. Ma c’è un ma. Il punto di partenza di ogni ragionamento (soprattutto il punto di partenza di chi come me e come te svolge il ruolo di consigliere comunale) è quello di lottare per pretendere un sistema di raccolta integrale dei rifiuti porta a porta, per superare il fallimentare e costoso “modello misto” per il quale hanno optato Sindaco e Vice Sindaco inchiodando Latina ad un misero 33% di differenziata a fronte di un obiettivo del 65% fissato dalla legge. La denuncia di questo fallimentare “non modello” per il quale hanno optato il Comune di Latina e molti altri comuni della provincia è il punto dal quale, a mio modesto giudizio, deve cominciare il ragionamento attorno al “cosa fare”.

Su questo punto il tuo intervento mi è parso debole e, non a caso, il solitamente permaloso Fabrizio Cirilli (vicesindaco ed Assessore all’Ambiente) si è complimentato pubblicamente con te per le parole “responsabili” che hai speso su questo tema.

Hai poi voluto lasciar intendere, con chiare parole, di essere aperto all’ipotesi di realizzare impianti per il trattamento e smaltimento rifiuti a B.go Montello alludendo al fatto che quanti si impegnano contro questa ipotesi sarebbero affetti dalla “sindrome nimby” (Not in my back yard – non nel mio giardino) e sarebbero impegnati in battaglie di retroguardia utili al più a trovare apprezzamento e popolarità tra i cittadini locali.

Pensarlo è lecito e legittimo ma qui mi trovi di nuovo in disaccordo al punto tale che mi concedo anche una battuta polemica (l’unica): “Secondo me gli affetti da questa sindrome sono da ricercarsi tra quanti abitano lontano dalla discarica e quanti sono favorevoli alla realizzazione di impianti in quei borghi proprio perché quei borghi sono lontani dal proprio giardino. Credo sia più probabile censire affetti da questa sindrome tra gli abitanti del centro urbano o di altri comuni della provincia piuttosto che a B.go Montello o S.Maria o Bainsizza o Ferriere”. Gli affetti dalla sindrome nimby antepongono un atteggiamento di protesta e difesa di particolari interessi territoriali all’interesse pubblico generale e non credo che ai cittadini dei borghi nord di Latina si possa dire questo. Se non altro perché quei cittadini, impegnati da oltre dieci anni nella raccolta porta a porta dei rifiuti, contribuiscono più di altri al raggiungimento dell’interesse comune, generale e pubblico di difendere il nostro ambiente.

Battute a parte il tema che poni è serio ma eviterei di condirlo con diagnosi sui sintomi si strane malattie sociali o costruendo singolari “contrapposizioni oculistiche” tra chi è politicamente miope e chi invece è lungimirante.

Credo che a questo dibattito debbano partecipare, con pari dignità, due visioni “d’avanguardia” e di pubblico interesse generale. Ti dico la mia. “Io penso che la Valle dell’Astura, il parco archeologico di Satricum e tutta l’area Nord di Latina debbano essere liberati del fardello delle discariche e impiantistica collegata affinché possano divenire il volano per uno sviluppo agricolo, turistico, archeologico ed artigianale senza pari nella nostra provincia. Penso che questa porzione di territorio debba divenire la porta d’accesso alla nostra costa del turismo nazionale e internazionale. Penso che ogni scelta debba essere preceduta da un risarcimento epocale per il danno subito da quegli abitanti, da quel paesaggio, da quella economia. Penso che urga una bonifica integrale delle discariche esistenti. Credo che tutto ciò sia interesse generale”.

Mi dirai: “se non si fanno gli impianti non chiudono le discariche, se non si fanno altri impianti di trattamento rifiuti rimarremo sotto ricatto contrattuale del monopolista RIDA”. Concordo e rilancio chiedendoti: “e perché a Montello?”. Forse perché la situazione è già parzialmente compromessa per cui tanto vale continuare ad infierire in quelle zone? Spero non sia questa la risposta perché, ad onor del vero, non mi pare una grande idea ma, piuttosto, un realismo al ribasso. E se gli impianti altamente tecnologici di cui parli non avranno ricadute, impatti e conseguenze sulla popolazione residente perché non li facciamo altrove cogliendo “due piccioni con una fava?”. Da una parte l’impiantistica farebbe un passo avanti e dall’altra restituiremmo ad una porzione di territorio la sua dignità e il suo futuro. Dove farli? Altrove in uno dei tanti siti industriali dismessi (per esempio) visto che a nord del territorio provinciale un impianto già c’è.

La chiudo qui perché mi pare di aver chiarito a sufficienza la mia posizione, che per giunta non ti parrà di certo nuova. Auspico che, per lo meno, saremo d’accordo sul fatto che in questa provincia non servirà costruire inceneritori dei rifiuti in quanto gli impianti esistenti nel Lazio già soddisfano il fabbisogno esistente. Almeno questo.  Altrimenti ce tocca “litigà”!

Ciao

Omar

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