(27 Marzo 2014) lavori pubbliciDopo anni di sollecitazioni dure e costanti da parte del Partito democratico di fronte ad una discussione mai risolutiva la Commissione Lavori Pubblici ha licenziato oggi il Regolamento per lo scomputo degli oneri di urbanizzazione, strumento che consente al costruttore che realizza un edificio di eseguire direttamente le opere pubbliche di urbanizzazione primaria anziché pagare gli oneri dovuti al Comune. Ne danno notizia i consiglieri del Pd Omar Sarubbo, Fabrizio Mattioli ed Enzo De Amicis sottolineando che la proposta del Pd (…) di trattenere le risorse economiche per borghi e periferie, avanzata fin dal principio della discussione sul Regolamento, è stata accolta grazie ad una mediazione che ha permesso di superare le divisioni della maggioranza che hanno reso lungo e complesso l’iter di approvazione del Regolamento.

«Ci sono voluti più di due anni perché la Commissione licenziasse il Regolamento» segnala Sarubbo spiegando che l’oggetto del contendere era contenuto nell’istanza avanzata dal Pd che ha visto la maggioranza dividersi in molte occasioni. «Il nostro voto al regolamento – continua il consigliere – era subordinato all’accettazione della nostra proposta che in sostanza puntava a riqualificare borghi e quartieri più bisognosi introducendo nel regolamento un articolo che obbligasse il costruttore a realizzare opere a scomputo solamente all’interno del piano particolareggiato (ovvero se un costruttore realizza una palazzina in un borgo le opere devono essere fatte in quel borgo, non altrove). La possibilità di realizzare opere fuori dal piano particolareggiato è concessa solo nel caso in cui l’intervento riguardi l’abbattimento di barriere architettoniche».

«La ratio che ha portato a formulare questa proposta – aggiunge Sarubbo – è di facile comprensione e parte dall’assunto che le zone della città in cui sono assenti opere di urbanizzazione primaria, quali strade e fogne per esempio, sono le zone periferiche e i borghi. Dunque sono queste le zone nelle quali investire prioritariamente perché per troppi anni abbiamo assistito a “scippi” di risorse economiche pubbliche e a un’espansione dei nuclei abitativi dei borghi cui non ha corrisposto la realizzazione di opere pubbliche al servizio della comunità».

La mediazione trovata in Commissione prevede che il 50% delle opere a scomputo dovranno essere realizzate all’interno del piano particolareggiato dove l’imprenditore di turno ha realizzato lo stabile, il restante 50% potrà essere speso fuori dal piano particolareggiato ma limitatamente all’abbattimento delle barriere architettoniche. «Oggi hanno finalmente prevalso il buon senso e l’interesse generale» osserva Sarubbo. «Abbiamo votato favorevolmente a testimonianza del fatto che la nostra battaglia – afferma il consigliere con i due colleghi Mattioli e De Amicis – non è mai stata strumentale o pregiudiziale, ma ha sempre poggiato su valori e ragioni non negoziabili: da una parte la restituzione di risorse e dignità a borghi e periferie, dall’altra un’attenzione particolare alle difficoltà dei diversamente abili. Ricordiamo che ad oggi il Comune è in possesso di un censimento di tutte le barriere architettoniche da abbattere grazie ad un emendamento del Pd che, nel bilancio di previsione 2012, ha permesso lo stanziamento di 50mila euro per il progetto organico di catalogazione».

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