Immagine(28 novembre 2013) «Ieri si è consumata l’ennesima pagina dannosa di questa nostra telenovela amministrativa»: così i consiglieri comunali del Partito democratico Omar Sarubbo, Alessandro Cozzolino ed Enzo De Amicis commentano l’ultima riunione della Commissione Commercio cui hanno partecipato le associazioni sindacali e di categoria in rappresentanza dei commercianti e convocata per valutare l’opportunità di organizzare il mercato in area R6 anche nella terza domenica del mese.

«La maggioranza era senza numero legale perché rappresentata da soli quattro componenti – spiegano i tre membri della Commissione – tra l’altro tutti e quattro con idee diverse l’uno dall’altro. L’assessore Picca non aveva ben chiaro cosa proporre e i rappresentanti delle (…) categorie invitati avevano poca intenzione di confrontarsi tra loro». L’incontro si è risolto in un caos di urla, mozioni d’ordine e sospensioni che hanno danneggiato tutti perché alla fine non è stata presa alcuna decisione. «Quest’anarchia è causa della mancata linea politica da parte dell’amministrazione in merito alla questione del commercio a Latina – dichiara Sarubbo – e dell’incapacità della giunta e della maggioranza di mediare tra le parti al fine di raggiungere l’unico vero obiettivo necessario, ovvero aiutare commercianti e consumatori in un momento di grave crisi economica».

Il Pd ha lasciato la riunione senza chiedere la verifica del numero legale per consentire la prosecuzione della discussione. «L’abbiamo fatto per rispetto dei rappresentanti delle categorie sindacali che avevano impegnato la mattinata invano – spiegano i tre componenti Pd – e che, chiamati ad assistere a questa indegna rissa politica tra alleati, avevano tutto il diritto di ottenere una risposta. Il Comune non ha idee e tutti i nodi stanno venendo al pettine. La maggioranza è impegnata da mesi in una lotta intestina per il rimpasto di giunta e le tensioni interne alla coalizione si ripercuotono sulla vita amministrativa della città provocando danni ai cittadini».

«Quanto accaduto – ribadiscono Sarubbo, Cozzolino e De Amicis – è il prodotto dell’assenza di una politica economica e di scelte pianificatorie a sostegno del comparto commerciale. Basterebbe poco per decidere insieme quali luoghi debbano accogliere mercati all’area aperta e manifestazioni e in quali giorni sia più opportuno farli. Basterebbe un’idea qualsiasi, ma per averla bisogna essere liberi e pensare esclusivamente all’interesse della città, non agli interessi dei singoli. La discussione sul piano del commercio è durata un anno e quella per il Regolamento del Commercio su aree pubbliche dura da mesi. Senza regole e senza pianificazione non ci può essere che anarchia, strada su cui Di Giorgi e i suoi ci stanno conducendo».

«Crediamo che i mercati all’area aperta e le fiere – concludono i tre rappresentanti – vadano favoriti e promossi in più zone della città, borghi compresi. Crediamo altresì che l’amministrazione debba agevolare la nascita di mercati tematici e specializzati (agricoli, dell’artigianato locale, dell’economia del mare) oltre al consueto mercato generico del martedì. Qualche tempo fa in commissione parlammo anche della possibilità di aprire mercatini agricoli nelle periferie e nei borghi, su proposta del consigliere Chiarato, ma anche di questo non se ne è fatto nulla a causa delle divisioni interne alla maggioranza».

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