Si avvicinano finalmente i congressi locali del PD e vorrei offrirvi alcune mie riflessioni a riguardo.

Non è un segreto per nessuno che il partito è strutturato in correnti (Bersani, Franceschini e Marino) formatesi in occasione delle ultime primarie per l’elezione del Segretario Nazionale e dei Segretari Regionali. Così come non è un segreto che aderisco attualmente alla prima delle tre.

Queste esistono in quanto originariamente si sono distinte come portatrici di alcuni punti politici ed organizzativi differenti e sostenitrici di tre diverse candidature per la segreteria nazionale.

Intanto sono passati un po’ di tempo e di politica sotto i ponti che a mio avviso dovrebbero indurre quanti si definiscono dirigenti a riflettere sull’esigenza che Bersani ci propone di tentare l’unità prima di organizzare le contese congressuali.

Qualche esempio.

Bersani a più riprese ha fatto appello (in ultimo nell’assemblea nazionale del 9 Ottobre scorso) alla necessità di rimanere uniti davanti alla deriva plebiscitaria che Berlusconi sta imponendo al Paese.

Franceschini e Marino a più riprese e pubblicamente si sono dichiarati assolutamente favorevoli a sostenere questa linea. Qualora si rendesse necessario l’onere della prova basta pensare al niet inviato senza complimenti da Franceschini a Veltroni nel momento in cui quest ultimo ha tentato di “spaccare” il partito con un suo documento politico.

Marino ha poi detto alcune cose chiare sempre il 9 Ottobre in assemblea: “non ricandidare chi ha già fatto tre mandati da deputato (salvo necessarie eccezioni) e considerare l’eventuale alleanza con l’UDC non alternativa a quella con i partiti della sinistra”. Allo stesso modo tutti si sono dichiarati favorevoli all’ipotesi di formare un governo tecnico per riscrivere la legge elettorale qualora cada il governo del “cavaliere”.

Premesso che i  punti che ho citato sono paradigmatici e fondamentali per la costruzione dell’alternativa e considerato che c’è stata una chiara convergenza su questi, la riflessione sorge spontanea: è necessario che anche nelle province, alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali, si tenti, prima di riprodurre ogni nota lacerazione, la via dell’unità. E’ un percorso necessario per dimostrare ai nostri possibili elettori che davanti al disastro del Governo Nazionale e dei governi locali della destra il PD è unito e lavora per allargare i campi dei diritti, delle opportunità, della crescita comune.

Se poi alla raggiunta unità si aggiungeranno (come sembra) le elezioni primarie, per la selezione delle candidature a Sindaco nei vari comuni in cui si vota il prossimo anno, allora avremo aggiunto la ciliegina sulla torta della serietà e credibilità.

Bersani ha detto: “rispettiamoci e vedrete che ci rispetteranno”. Sono completamente d’accordo e per questo voglio lavorare per evitare che si producano divisioni interne utili solo a qualcuno per accrescere il proprio potere personale. Se poi emergeranno invece vere divergenze programmatiche sulla sostanza (organizzativa, strategica, politica) ben vengano. Nessuno tema la discussione.

Dobbiamo mettere in campo questo atteggiamento per essere più forti. Dobbiamo trovare uomini e donne di buona volontà e pronti a ragionare liberamente sulle convergenze.

Dico questo perché ho l’ambizione di voler essere coerente con la scelta fatta solo qualche settimana fa quando (proprio in virtù di questa positiva logica) abbiamo eletto all’unanimità il coordinatore provinciale. Dico questo perché voglio raccontare ai cittadini che guardano a noi come possibile alternativa che stiamo facendo sul serio e che ci stiamo candidando a sostituire la destra al governo delle nostre care realtà locali.

Non si stupisca nessuno dunque (già lo stanno facendo) se da qui ai prossimi giorni non giungeranno mie  “dichiarazioni d’amore” in favore di qualche candidato a guidare il partito. Fuori i programmi.

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