(tratto da http://www.repubblica.it) Tante le testimonianze, arrivate alla nostra redazione, degli under 35 alle prese con il tempo negato della disoccupazione. Diplomati, laureati “brevi” e dottori di ricerca specializzati. (di FEDERICO PACE)

Un vuoto incolmabile. Un’esperienza che manda in tilt anche la persona più razionale. Un’equazione crudele e irrisolvibile. Il tempo della disoccupazione, il tempo senza alcun impiego, per i giovani che stanno scrivendo a Repubblica.it, è un deserto difficilissimo da attraversare. Una specie di impresa a cui nessuno li ha preparati. Un test spietato in cui non è previsto alcun tipo di aiuto.

Protagonisti di questa sorta di dolente Spoon River da quell’al di là che è il mondo di chi viene privato del lavoro, e in cui moltissimi rischiano di precipitare, sono i giovanissimi della laurea breve, i diplomati e quelli delle scuole specialistiche. Ragazzi che, sui banchi delle università, hanno studiato come gestire i rischi ambientali e a cui ora non viene dato alcun ruolo nella società attiva. Giovani che hanno appreso il mestiere e sono diventi tecnici di logistica ma che al primo scossone sono stati espulsi dal mercato e nessuno li rivuole più. Commesse e ingegneri. Tutti condividono lo stesso destino. Qualcuno non ha mai trovato un impiego e qualcun altro è passato per 32 mestieri e ora fa il dog-sitter. E c’è anche chi è riuscito a lavorare, in tutta la sua vita, per soli due giorni. E chi, molti, neppure quelli.

Dalla provincia di Roma, una giovane laureata con 110 e lode e conoscenza certificata di quattro lingue, racconta di tirocini non retribuiti, di tante ricerche a vuoto e del suo progetto di vita lontano dall’Italia. “Decine di curriculum inviati, nessuna risposta. A settembre mi trasferirò in UK per un master di ricerca grazie ad una borsa di studio del governo inglese, che non solo mi paga le tasse universitarie ma anche una borsa di studio di 6000 sterline annue.”

Neppure il rimborso benzina. Da Torino ci scrive Simone che ha meno di 24 anni. “Dopo la terza media ho frequentato una suola professionale. Ho lavorato in alcune aziende per due anni. Poi con la crisi non sono più
riuscito a trovare lavoro. Ho frequentato dei corsi di specializzazione con stage nelle aziende. In queste imprese invece di seguire il programma di studio e quindi svolgere un’attività lavorativa inerente all’argomento mi hanno sempre fatto fare produzione di parti per circa 3 o 4 settimane. Ma alla fine, un’altra persona prendeva il mio posto come stagista….. Non mi hanno nemmeno dato 50€ di rimborso benzina.”

La madre commessa senza supermercato. E’ diplomata la giovane che scrive da Brescia. ” Da oltre un anno sto cercando un impiego come cassiera nei supermercati, il lavoro l’ho perso l’anno scorso in quanto il mio supermercato ha ridotto gli addetti a causa della chiusura di alcuni punti vendita. Ho un figlio e per questo vengo sempre scavalcata da chi non ha figli o è single. Sono disperata, non penso che riuscirò ad uscire da
questa situazione nel breve periodo”.

Ingegnere non basta. Cerca lavoro da più di sei mesi il trentenne che ci scrive dalla provincia di Verona. Come molti di quelli che stanno lasciando la propria testimonianza, comincia la sua storia come se si trattasse di un
curriculum: “Ho conseguito la laurea in ingegneria delle telecomunicazioni presso l’ateneo di Bologna dopo aver svolto una tesi di laurea presso un’università olandese”. E poi racconta della sua assunzione a tempo determinato: “Purtroppo non mi è più stato rinnovato il contratto e da gennaio sono alla ricerca di una nuova occupazione. Ho continuato a studiare il tedesco, trascorrendo un mese a Berlino per perfezionare la
lingua. Il mio obbiettivo è quello di lasciare definitivamente il Bel Paese”.

Con il master da commesso in prova. La transizione dallo studio all’occupazione è sempre più impervia e segue traiettorie quasi incomprensibili. Dalla provincia di Napoli, ci scrive un giovane con “laurea massimi voti, master internazionale, docente precario della formazione, senza stipendio da un anno, quindi ora costretto a scrivere da un McDonald’s durante una pausa di lavoro come commesso in un negozio di telefonia dalle 9 alle 20, in prova, senza sapere neanche quanto mi daranno”.

La ricerca, i dati sensibili e le competenze. Da Salerno una giovane laureata in ingegneria chimica mette il dito nella ferita aperta della ricerca italiana: “Ho un dottorato di ricerca, ho lavorato nei laboratori della mia università per più di cinque anni, lavoravo dalle 9 di mattina alle 9 di sera, lo facevo per passione mentre venivo solo sfruttata, il mio lavoro non è riconosciuto dallo Stato perché i dottori di ricerca, se si parla di doveri, lavorano a tutti gli effetti, se si parla di diritti sono studenti. Ho lasciato un’università senza futuro e sto cercando lavoro da più di un anno. Ho fatto tre colloqui, su migliaia di CV inviati, non ho ricevuto alcun feedback pur avendo ricevuto numerosi complimenti per il mio curriculum”. E solleva anche una questione: “I selezionatori ricercano profili specifici solo nel senso dell’età, del sesso e della provenienza, dati sensibili che con una legge ad hoc potrebbero essere omessi, le competenze non hanno alcun valore in sede di valutazione”.

“Ho vinto un concorso, ma non serve”. Ha una laurea breve l’autrice della testimonianza che arriva da Padova e che se la prende con la scarsa lungimiranza della classe politica che ci governa. “L’anno scorso (dopo averne fatti non so quanti, anche con 10.000 partecipanti) – questo il suo racconto – ho vinto un concorso in un ente locale e sono entrata in una graduatoria per assunzioni a tempo determinato. A distanza di circa 7 mesi
sono stata chiamata per un tempo determinato di neanche tre mesi (non anni, mesi!) che mi ha aiutato a mantenermi agli studi . Dall’anno prossimo però, sebbene abbia vinto il concorso, non lavorerò: devo ringraziare il governo che ha tagliato le possibilità di spesa per assunzioni a tempo determinato negli enti locali. Ma perché invece di tagliare la mia possibilità di lavoro non andate a cercare gli evasori fiscali miliardari?”.

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