io-bersani-2Nell’ambito della manifestazione “LA CRISI C’E’…E IL GOVERNO?”  ieri è sbarcato a Latina l’On. Pierluigi Bersani.

E’ stata una lunga giornata di incontri molto partecipati. La mattina un incontro con le associazioni di categoria, i sindacati e le rappresentanze delle fabbriche. E’ seguita una colazione di lavoro con la stampa. Nel pomeriggio una visita al centro sociale per anziani e poi una pubblica assemblea nella quale Bersani ha affrontato i temi dell’economia ed anche della politica generale e del PD.

Aiutare le imprese che hanno investito nel 2008, estendere le tutele dei lavoratori precari, responsabilizzare le amministrazioni locali costruendo tavoli di discussione e proposta che affrontino la crisi economica anche in chiave territoriale, immettere risorse nel sistema economico investendo in piccole opere pubbliche, ripristinare importanti misure istituite dal Governo Prodi come quella della tracciabilità dei pagamenti. Queste le linee guida dell’intervento del ministro ombra del PD.

In conclusione del suo intervento non si è astenuto dall’esprimere le proprie valutazioni sullo stato di salute del PD (anch’esso in crisi) invitando tutti i presenti a lavorare per un PD vero: di tessere, di forte e rigorosa organizzazione, di valori condivisi. “Non ci sono culture politiche e valori inconciliabili nel PD” secondo Bersani. “Di sinistra, cattolico democratico e popolare” è il Partito che vuole e queste cose debbono e possono stare insieme. Di sinistra e cioè dalla parte dei più deboli, dei lavoratori, dei socialmente precari, dei senza voce. Cattolico democratico e cioè di approccio liberale ma solidale, laico ma non laicista e particolarmente votato alla difesa dei diritti umani. Popolare e cioè capace di parlare ai milioni di cittadini italiani attraverso il loro linguaggio, tornando tra la gente rappresentandone le esigenze e rispondendo alla loro domanda di soluzioni.

E’ un ottimista pragmatico Bersani, si vede, lo si capisce e ieri ha convinto molti dei presenti me compreso.

A questo punto io stesso mi lancio in un approccio “pragmatico/matematico ad excludendum” e mi dico: o queste culture non possono stare insieme o chi le rappresenta non le vuole far stare insieme. Propendo per la seconda ipotesi ma in ognuno dei due casi si deve cambiare rotta affrontando una volta per tutte i problemi che indubbiamente ci sono e facendolo con il coraggio, l’onestà intellettuale e la capacità autocritica che è propria di molti ben intenzionati presenti nel partito.

Caspita! ho detto ancora una volta quello che penso. Che viziaccio 🙂 Provocatore, disfattista, pessimista, rematore contro che non sono altro!

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